Selezione all’ingresso.

Metti che hai passato un terzo della vita a cercare, fare, brigare, e soprattutto accettare un po’ (quasi) tutto quello che capitava; guardando con commiserazione quelli che osavano non solo rifiutare una proposta, un lavoro, una collaborazione ma anche semplicemente pensavano di poter scegliere.

Metti anche il caso che dopo aver toccato i 4 lavori precari in contemporanea hai cominciato a mollarli uno per uno perché si è fatta strada la sommessa consapevolezza che non sei Wonder Woman e che il troppo stroppia.
Ma soprattutto considera la situazione in cui ti rendi conto che tu come molti altri sei solo il sottoprodotto di un mondo in cui la flessibilità è diventata precarietà e questa è sempre il male assoluto per cui ci vorrebbe un esorcismo; un fenomeno che non riguarda più soltanto il lavoro ma l’intero universo di vita delle persone.

Dunque forse è venuto il momento di fare un po’ di selezione all’ingresso, come allo Tsunami, al Lido, ai tempi d’oro al Bounty o al K2 o dovunque ci sia un pretenzioso disco bar, disco dance, disco fuff (perché poi entri e ci sono più tamarri e piccioccalla* che nell’intera città).

Eliminare il superfluo, “vivere piano” (cit. Adaspina), darsi il tempo di valutare e capire e talvolta, anche rifiutare.

Yes, I can.


[*piccioccalla: popolazione giovanissima (da piccioccu, ragazzo, bambino), naturalmente rispetto all'osservatore: età variabile dai 15 ai 25 anni]
[la foto è di F.Sanna]

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