Come ho fatto a non pensarci prima?



Trovata la soluzione per i precari italiani: sposare un milionario, magari anche di “illustre” famiglia, cribbio! E io, disfattista & pessimista, che pensavo a un esorcismo…

Meno male che c’è lui, l’inarrivabile. Altrimenti avremmo continuato a dibatterci nell’angoscia della vita precaria, del futuro invisibile, di tante piccole e grandi cose che ogni giorno ci impediscono di nutrire una speranza di una vita "normale": quella in cui sai che puoi mantenere te e talvolta gli altri. Anche se qualcuno insiste a dire che “si può fare”.
Però non la pensava certo così l’operaio della Thyssen che si è ucciso perché non gli hanno rinnovato il contratto (precario).
Non la pensano così tutti coloro che sono costretti a emigrare per trovare una occupazione degna o quelli che hanno gettato la spugna e rinunciato a cercarlo, il lavoro.

Poi arriva lui: se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo, per ricordarci ogni giorno quanto e come siamo dei coglioni da competizione.
Solo che in Europa nessuno vorrebbe fare questa gara con noi, no grazie! E quindi, il saggio dispensatore di consigli a precari e fanciulle (se poi sono entrambi, è un invito a nozze per un vecchio galantuomo), ce lo teniamo tutto per noi. E magari la smettiamo di dire che ha fatto una gaffe, anche di chiederci ma cosa abbiamo fatto di male per meritare questo, perché A. il resto non è granchè migliore e B. dobbiamo riconoscere l’esistenza di tutta una cultura che vede nella “sistemazione” delle figlie “sposate bene” il fine ultimo dell’addestramento vitae o almeno la recondita speranza nel cuore di certe mamme, e in tutta una certa sotto-sotto-cultura mediatica la sua conferma.

Spagna, Olanda, chiunque, posso chiedervi asilo politico??!

(la foto è tratta dal sito http://www.20thfox.it)

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