E’ la stampa, bellezza (non tutta però).


Metti una mattina a leggere il quotidiano, quello nazionale. Metti che una notizia, prima di agenzia, poi aggiornata con i particolari, ti faccia sciogliere il cuore per la pena: un anziano sorpreso a rubare in un minimarket di un quartiere cagliaritano per fame. Sorpreso dalla proprietaria, quasi piange per la vergogna. Anche il lettore si sente stringere lo stomaco, con angoscia pensa a questi nostri vecchi, lasciati soli con la loro misera pensione davanti al carovita, allo sciacallaggio dei disonesti che hanno rincarato con l’euro, davanti all’impossibilità di arrivare anche alla terza settimana del mese.
Tutto falso.
Cioè, non ricamato, gonfiato, esagerato: falso. Ci sono cascati perfino i giornali nazionali (io l’ho letto su Repubblica.it), ma la bugia è stata smascherata da Il Giornale di Sardegna e bene spiegata dall’Altravoce. Un fragoroso tarocco, come una moneta da tre euro, più o meno il valore dell’etica professionale e umana del cronista de L’Unione Sarda che si è inventato la notizia di sana pianta.
Che vergogna, ragazzi. Speculare sulla miseria, sulla paura e la solitudine, creando la notizia ad arte come se fosse un gioco di ruolo (c’era pure la bottegaia buona che organizza una colletta), con un senso di responsabilità nano e, evidentemente, una ambizione gigante per lo scoop falso. Molte le domande: l’imbrattacarte non ce l’ha un direttore responsabile? Mentre sono in arrivo le Iene, pare che stiano saltando solo le seconde linee: cioè il capocronista. Il tizio, lui, si è messo in malattia. Questo neanche il mio Accozzolo l’avrebbe fatto. E’ un nano anche lui, ma onesto.

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