Il fine
settimana è la benedizione dei genitori e dei bambini, anche, soprattutto
quelli dormiglioni, che hanno già cominciato a lamentarsi della scuola.
Ogni
mattina infatti, Diegoarmando e Giggirriva, 4 e ½, protestano.
Ho provato a spiegare loro che studiare è bello, necessario, e che
dobbiamo pianificare fin d’ora almeno un paio di Master a testa, altrimenti non
ci sarà futuro in Sardegna. Niente: con il senso della polemica proprio della
loro età, i ragazzini non vogliono saperne.
Allora la serata del sabato e la mattina della
domenica diventano la vera Zona Franca, in cui siamo tutti più rilassati, e
l’occasione ghiotta per impartire nuovi principi educativi.
Quando Diegoarmando
si rifiuta di farsi sbaciucchiare con la motivazione sessista del “i baci sono
delle femmine puzzone!”, basta ricordargli che allora, forse, non dovrebbero
esserci bacetti nemmeno al momento della nanna, e forse nemmeno una risposta al suo perentorio “daiii,
accaressami!”, che però salta fuori solo al calare delle tenebre.
Il bambino ci
pensa un po’ e qualche ora dopo viene a dirmi: “mamma, sai che ti ho fatto uno
scherzo?”. Bene, amore: l’ho sempre detto che sei sveglio, A mamma!
Ti meriti
anche una fiaba extra stasera: propongo qualcosa di estremamente educativo,
quelle cose politicamente corrette ci hanno stufati, vero? Ritorniamo ai
classici, quelle storie dove i buoni e i cattivi sono definiti, i primi sono
meravigliosi e belli e i cattivi sono malvagissimi e strappano cuori, aprono
pance, abbandonano infanti al loro destino e insomma hanno una loro grandezza,
a loro modo.
Consoliamoci così dalla tristezza dell’essere accerchiati dai
bimbiminkia, figure tristanzuole di adolescenti mai cresciuti, eterni giovani
con giubbotto di pelle e drink, che parlano in modo improbabile e si presentano
come il “nuovo”, eccedono in arroganza e griffes, si credono grandi statisti e
non riescono, spesso, a mantenere una posizione verticale. Diegoarmando mi guarda
perplesso: a questo punto, meglio una mela avvelenata e facciamola finita, no?
E invece no, cocco: bisogna pur resistere a questa invasione solo
apparentemente pacifica, in realtà di mantenimento della caste e dei padrinati
che neanche nel Re Leone. Resistere e non spazientirsi, che quando va bene
viene voglia di ammollargli uno sculaccione, ma sono troppi, questi soggetti.
E
Giggirriva?cerca di approfittare dei suoi 110 cm. di altezza (contro i
160 della mamma) per ingaggiare dei corpo a corpo in ogni occasione. La
tenerezza e la dolcezza del rapporto madre-figlio, quella roba da melassa e
cuoricioni, si infrange quasi ogni mattina nella lotta per la prima colazione.
Proprio come certi politici di lungo corso, il ragazzino cerca di manovrare le
persone e le cose approfittando dell’onestà altrui. E quindi, dopo aver chiesto
lo yogurt e averlo visto pronto nella tazza, cambia idea e pretende il latte.
Eh no, ciccio: sarà la terza o quarta colazione che ci rovini, un po’ come
certi partiti che sono diventati il prodotto della scissione dell’atomo, o
altri che hanno un luminoso futuro dietro le spalle. E ancora esistono, e esternano.
Non si
cambia idea ogni volta a cose fatte, e me ne frego della favola del confronto
democratico, quello che premia i prepotenti e frega gli onesti: come dovresti
ormai aver capito in questa casa non esiste, per questo siamo così felici.
Il
Komitato Centrale decide quindi che o si mangia ‘sto yogurt o non si fa
colazione. Giggirriva murrungia, inutilmente, chiama a raccolta tutti i suoi
giocattoli, stropiccia disegni altrui, lancia macchinine, strepita.
Inutilmente.
Tutto questo un giorno ti sarà utile, caro figlio: almeno non
diventarai un bimbominkia, speriamo.
Lo yogurt
rimane lì e viene conservato in frigo, per domani. Che è un altro giorno:
intanto, buona domenica a tutt*
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