Elezioni regionali/2: altri quattro consigli (non richiesti) ai candidati (e uno all'elettore che vuole sopravvivere).


Le elezioni regionali in Sardegna sono sempre fissate per il 16 febbraio prossimo: perché se anche i programmi non sono pronti o le alleanze ancora modificabili, il calendario non aspetta. All’elettore, rassegnato, non resta che cercare di barcamenarsi tra la scelta di votare - o anche no. 
L’astensionismo è infatti divenuto, in tutto il nostro Paese, una scelta politica vera e propria; non più bieca espressione di menefreghismo o convenienza, ma anche ribellione alla fiaba horror per cui bisogna votare il meno peggio, turarsi il naso e sbarrare la strada alla destra, alla sinistra o all’estremo centro.

Il clima, insomma, è assai difficile da interpretare, e i primi sondaggi sulle intenzioni di voto stanno avendo l’effetto, oltre ovviamente a quello pianificato di influenzare in qualche modo i  lettori dei giornali che li pubblicano, di provocare le reazioni dei protagonisti.
Qualcun* si arrabbia, altr* reagiscono con aplomb, altr*ancora girano i numeri a proprio vantaggio, con lungimiranza. 

Visto che finora i modesti primi 5 consigli per i candidati sono stati abbastanza ignorati (soprattutto il pre-requisito fondamentale, quello della purezza giudiziaria assoluta), io rilancio e ne aggiungo altri quattro.
E siamo ai dieci punti del mio programma di elettrice.

Qui i primi cinque consigli: insulti, normalità, sclero, supporters, questione di genere

6. I meriti e i sacrifici.
E’ consigliabile non farla tanto lunga con i propri meriti e le tragiche rinunce che il candidato/a ha dovuto affrontare per la campagna elettorale o in generale per scendere in campo. Posto che i  discorsi dell’ “amore per la mia terra”, del “bene della Sardegna” e del “mettersi in gioco”  li prendiamo per buoni non per ingenuità ma perché sono il prevedibile refrain di ogni lessico politichese che si rispetti, ci vuole sobrietà nello spiegare le cose che si sono già fatte (se il candidato è in cerca di riconferma o una nuova chance).
Per carità non venga in mente al candidat* di lamentarsi delle cose a cui rinuncia, soprattutto MAI, come ho sentito dire in televisione, MAI dire cose tipo "avrei potuto fare questo, starmene tranquillo in Parlamento (o simili) e invece...".
Perché no? Semplice: perchè A. non glielo prescrive il medico e B. contrasta con l’immagine cavalleresca di salvatore e martire della Sardegna. L'elettore medio potrebbe pensare, a ragione, che in un caso ha fatto semplicemente quello per cui è profumatamente pagati, o in alternativa spernacchiarlo.
Esempio tipico: “ti candidi? Forse perché cercarsi un lavoro è troppo faticoso?”.

7. La mania delle citazioni.
I più molestati sono sempre Gandhi, Gramsci, Sun Tzu, Kennedy e ultimamente Nelson Mandela, ma ho visto anche Jim Morrison. Lo giuro, è vero: la passione per le citazioni (altrui, ovviamente) non conosce limiti. Però il candidat* dovrebbe ricordarsi che non è uno qualunque (tipo me, per esempio) che sta cazzeggiando sui social network e quindi posta le sue frasi del cuore, ma al limite farlo in maniera oculata e parsimoniosa. Appropriarsi delle parole di qualche grandissimo può far sembrare presuntuosi, poveri di idee, anche un po’ bimbiminkia, quindi magari sarebbe meglio qualche intervento originale, sintetico, non per forza evocativo di chissà quali sentimenti. E’ stato già scritto tutto, ragazz*: che altro potete fare? E poi io prediligo Oscar Wilde e Groucho Marx, ma non ho ancora letto qualcosa a proposito. Strano, eh?

8. I rapporti con i media.
Devono essere buoni, comunque buoni. Punto. Le invettive sul modello grillino le abbiamo già sentite e sanno di fascismo strisciante, per usare un eufemismo. Giornali e Tv possono e devono essere fruite criticamente, analizzate e contestate, infine spiegate al proprio bacino elettorale di riferimento, ma senza insultare (punto 1.) e senza urlare: quindi no maiuscole, no punti esclamativi, no espressioni tipo “pennivendoli venduti”, “servi” o simili. Ai candidati, se vogliono fare questa carriera,è richiesta una certa competenza linguistica, lessicale, ortografica.
Tutto ciò non perché non è carino o educato, ma perché i media sono utili.

9. Le ideologie
Questi nostri tempi “liquidi” sono anche la terra di nessuno delle ideologie così come le abbiamo conosciute. Troppo lungo e complicato, per quanto meritevole, addentrarsi nelle pieghe del marxismo, del liberismo, degli approcci keynesiani o meno all’economia, del comunismo. Il rischio è il qualunquismo, l’effetto del “sono tutti uguali”, o meglio ancora del “sono ancora e sempre fatti così”. Tutte cose che l’elettore- fatto salvo lo zoccolo duro dei fidelizzati, i militanti, gli studiosi, ecc., che però non sono oggetto di questa rilevazione del Centro Studi Madrigopolis- non segue oltre la seconda frase.
Mancano poche settimane: per pietà, parlate semplice e chiaro. Pochi punti, con numeri e proposte, e tutto nelle prime righe (o le prime frasi). No enunciazioni di principio ovvie: siamo tutti contro la fame nel mondo, contro l’illegalità e gli stivali da eschimese in Sardegna, perché Sardigna no est Groenlandia. Concretezza, grazie.
Dobbiamo capirvi io e anche il mio fruttivendolo (prima di stracciarvi fintamente le vesti in un attacco di virus del politicamente corretto, leggete qui).

Il punto 10. è, come abbiamo detto, il pre-requisito fondamentale della purezza giudiziaria assoluta. Soprattutto perché l’elettore non ha tempo né voglia di capire le sfumature e le differenze tra i problemi giudiziari di ognuno, e perché non è il suo lavoro. 

Beh, insomma, io ci provo: hai visto mai che i miei occhietti stanchi non debbano più leggere/sentire cose che mi fanno sobbalzare sulla sedia? Oh, guardate che c’ho un’età, io.

E per cercare di arrivare in salute al 16 febbraio ho idea che sarà necessaria una buona dose di …pazienza? Ottima volontà? Macchè, di alcol! Ecco perché il suggerimento all’elettore/trice è quello di gestire in maniera oculata l’improvviso desiderio di stordirsi quando comincerà a vedere, dal prosismo martedì, i manifesti elettorali e i santini. 

Si può procedere “a scalare”, a seconda della bruttezza e scemenza di ciò che si è costretti a subire:
      A.     scioppino Ichnusa, anche classicamente a metà mattina
B. Vino bianco a scelta con bollicine
C. vino bianco a scelta fermo, senza bollicine (gradazione superiore)
D. vino rosato (?)
E. vino rosso “classico”, fra i 12.5 e i 13.5
F. vino rosso di proprietà in bottiglia di vetro verde
G. distillati e superalcolici fatti in casa (gradazione sconosciuta).

E gli astemi? Possono sostituire l’alcol con il cioccolato o altri tipi di droga. L’importante è superare il momento critico e la tentazione dell’astensionis…cioè, della dieta ferrea, quella che il mio allergologo chiama la dieta ad eliminazione.

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