Elezioni politiche 2013: una fatica assurda.



Oggi, 21 gennaio, finalmente scadono i termini per la presentazione delle liste elettorali e con essi la tremenda manfrina delle candidature nei (dei) partiti. Qualcuno ha fatto perfino le “parlamentarie” per “permettere” agli elettori di scegliersi i candidati da mandare al Parlamento, salvo poi rimescolare le carte e piazzare i “paracadutati” nei posti di chi aveva gareggiato per ottenerlo, quel posto. 

Altri non hanno nemmeno fatto finta e con sforzo disumano hanno cercato di escludere gli inquisiti, i poco chiari, i condannati o quasi tali, e alla fine insomma pare che ce l’abbiano fatta. E vabbè: è la nostra politica, bellezza. Per chi si appassiona al risiko dei meccanismi elettorali può essere utile sapere che un voto all’uno è tolto a un altro, e via contando e ricontando le proprie risorse umane – in termini numerici, di pacchetti di voti, proprio. 
Cose affascinanti per una parvenu come me, che mai come in questa campagna elettorale asfittica e completamente lontana, salvo qualche rara eccezione, dalla condizione esistenziale mia e della mia generazione, si è sentita un’ingenua, anche un po’ annoiata.
Quali sono i temi importanti, sui quali, ad esempio, un Bersani o un Vendola, un Ingroia o un Berlusconi, e ovviamente un Grillo e un Monti – e uso l’articolo indeterminativo non a caso, in quanto più maschere pirandelliane che leader carismatici in carne e ossa-  si confrontano, e ci propongono? L’odiata e iniqua IMU, o il matrimonio gay? L’eterno refrain delle tasse, come se fosse possibile in una qualsiasi comunità vivere senza? Avete sentito qualcuno dei leader, o a livello regionale qualche candidato, parlare di lavoro (giovanile e adulto), di tutela ambientale, di sostegno alle imprese che vada al di là del discorso tasse, di come riconvertire intere aree di produzione del Paese ormai moribonde? E i giovani e non giovani? E la situazione demografica nazionale e regionale? 

Attenzione: si richiedono idee e proposte, non promesse. Astenersi perditempo, in malafede, inconcludenti, mafiosi e intrallazzoni, o semplicemente e tragicamente incapaci.
A queste domande amletiche (da parvenu, ripeto: non sono un addetto del settore, semplicemente vivo nel mondo e osservo), si somma il dramma di questo meccanismo elettorale per cui non si esprime preferenza: la via maestra, insomma, per “il meno peggio”. Come spesso mi accade di pensare, non so se è peggio la noia della rissa politica senza contenuti, o la pochezza delle idee, o la sensazione che nulla possa servire – il voto di qualche tipo, o l’astensione, o cosa- .
I più fortunati hanno “qualcuno da stimare”, e quindi voteranno questo o quel partito, ma mi sento di esprimere una viva solidarietà a chi non sa a che santo votarsi per soffocare  quell’insano (o sano, dipende dai punti di vista) impulso di astenersi dal partecipare a un gioco già visto, e un po’ tarocco
Forse, paradossalmente, per chi non è inquadrato nell’area di una religione- perché più il tempo passa e più mi convinco che la militanza è questo, ed è pure giusto così- , soltanto fidarsi di qualcuno può rappresentare l’unico antidoto al qualunquismo e all’astensione. Che fatica assurda, però. E manca ancora un mese, un tempo sufficiente per qualsiasi cosa.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , ,