"Auguri" de che?


Ogni volta che nasce un bambino, nasce una mamma.
Proverbio indiano
 
Quindi, più che di “Festa della mamma”, che tra l’altro come tutte le ricorrenze un po’ tarocche tipo festa della donna e simili brilla di luminosa inutilità, vorrei considerarla una “Festa dei figli”. Quelli, cioè, che hanno fatto di noi degli esseri umani diversi, quasi sempre migliori di prima, certo più consapevoli dei nostri limiti e delle nostre insperate risorse.  Mi piace pensare alle madri innanzitutto come a delle persone uguali alle altre, senza quell’aura di pseudo santità o eccezionalità da crollo demografico o da carriere avviate nonostante.  

E soprattutto –prima di tutto, salvo rari casi di annientamento di sé che mi fanno sospettare che le persone in questione non desiderassero altro- le mamme sono donne.  Contengono già in sé milioni di potenzialità, possibilità, capacità e scelte, fra le quali c’è quella della maternità. E allora, visto che io che scrivo e voi che leggete esistiamo in virtù della scelta e del desiderio di una madre, dedichiamole un momento, anche se la ricorrenza è un po’ scema, quasi come se ci fosse bisogno di un motivo per pensare a lei.  Diamole un bacetto, facciamole una telefonata, perché anche ne nega in realtà alla ricorrenza lei ci tiene, memore di quando le portavamo i lavoretti dell’asilo, una galleria degli orrori che non vi dico; anche se ci siamo resi conto, crescendo, di tutte le sue mancanze, i suoi difetti, le sue invadenze e pedanterie, facciamole comunque un saluto; spesso il rapporto più stretto della vita è anche quello più complicato e a rischio di rivalità e fratture. 
Se la mamma non c’è più, possiamo sempre ricordare il suo sorriso e magari pure qualche sculaccione, i momenti più importanti con lei, sapendo che da certe mancanze non ci si consola mai. Non faccio gli “auguri” alle mamme: auguri di cosa? Sono già state benedette, lo dico da laica, dal regalo immenso dei loro figli. Al limite potrei augurare a loro, e a me, di conservare  e potenziare questa resistenza, questa visione del mondo a miliardi di colori, questa nostra imperfezione che rende ognuna di noi unica e speciale. Ma questo vale per tutte le donne: si chiama identità.

(la foto è di Fiorella Sanna)

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