giovedì 26 gennaio 2012

cinque cose che mi fanno capire che sto invecchiando (male?)

Quando penso che alcuni dei miei amici sono gli stessi da 25 anni ho, come dire, una vertigine: è il senso del tempo che passa (ma a una certa ora è anche la fame, eh). In un mondo per niente fatato dove siamo tutti forever young, la cruda verità è che non lo siamo affatto, non fisicamente né tantomeno spiritualmente, o almeno “dovrebbe” essere così. Sarò una (vecchia” bacchettona, sarà che gli eterni “Peter Pan” mi annoiano e li trovo pure un po' ridicoli. Invecchiare - perchè già dopo i 30, ragazzi e ragazze, dobbiamo scegliere se dedicarci alle zampe di gallina, le cosce modello Permaflex, la pancia che non fa più orsetto tenerone ma bevitore di birra sedentario e in tutto questo cercare di sopravvivere alla vita quotidiana- è così: inevitabile ma non sgradevole. L'ho capito da una serie di cose che mi stavano sulle palle già a vent'anni ma per le quali non avevo la filosofica consapevolezza acquisita con il passare degli anni e la schiena che grida vendetta:

 le maglie corte, che lasciano la pancia scoperta: ho capito che non ha senso vivere a rischio colpo di freddo, oltre al fatto che non si può continuamente tirare giù quella maglietta taglia XXXS che ti sega dappertutto.
 I ritardatari di professione, e la loro versione più evoluta, cioè i pacchisti seriali: della serie “ci becchiamo, facciamo, vediamo”, sempre “verso quest'ora”, “magari mi avvicino”, mentre tu cerchi di incastrare ottomila cose in mezz'ora, fai, disfi, organizzi e soprattutto rispetti, cercando di domare il caos e il nervosismo verso la categoria, così simpaticamente naif.
lo svenimento serale sul divano di casa: finora avevo retto bene, guardando con sottile disprezzo a certe pratiche di relax domestico quali la siesta pomeridiana o il pisolino estemporaneo. Ora come ora darei un braccio per riuscirci volontariamente e dignitosamente, senza sembrare ammalata di narcolessia dalle h.20 in poi.
Non sono più quella buonissima forchetta dei tempi leggendari in cui, a cena con soli maschietti, mangiavo e bevevo quanto loro; ora preferisco conservare la capacità di deambulazione, dopo.
Le scarpe scomode e le borse piccole: fino ai 30 le ho sopportate, poi basta, che cavolo, mica dobbiamo essere schiave della moda, noi donne evolute! (e giù a piangere sulla vita sociale inesistente).

1 rispettabili opinioni:

Baol ha detto...

Il punto due ed il punto quattro li sottoscrivo pienamente!