Cose che mai avrei pensato.

Allora: ci sono cose che mai avresti pensato di fare nella vita. Solidarizzare con la Carfagna, ad esempio. Ma non perché si è infilata in una lite da pollaio con quell’altro esempio di raffinatezza e grazia femminile che è la Mussolini, no, perché se una risponde, significa che è roba per lei; nemmeno perché una mattina si è svegliata e si è improvvisamente accorta, mischinetta, del marciume in Campania e del “bisogno di rinnovamento” del partito, che sommariamente potrebbe voler dire soltanto “noi ggiovani Accozzoli di ferro vogliamo più spazio, e se non me lo dai, occhio…”.
Ma perché sono un filino stufa di sentire un certo tipo di insulti sempre e subito rivolti a una donna, chissenefrega di chi è e di cosa ha fatto per arrivare dov’è. Non mi interessa, in questa sede, anche se è parimenti complice di chi ce l’ha messa. Mi infastidisce il fatto che c’è sempre, sottesa, quell’accusa di puttanaggio, anche se una parla con un collega in Parlamento. Distruggi l’avversario, ma sul piano personale, e se è una donna, tanto meglio, è più facile e ci si mette anche la signora che nel background annovera l’essere la nipote di Sofia Loren (???).
Prendi Vauro, personaggio che normalmente apprezzo: durante la trasmissione “8 e mezzo”, alla domanda di Lilli Gruber “Cosa ti fa venire in mente tutta questa vicenda delle dimissioni della Carfagna?”, quello ha risposto: “non mi viene in mente niente, semplicemente perché non ho mai creduto che la Carfagna potesse essere un ministro, quindi per me è come se si dimettesse dal niente”. Se al posto di “Carfagna”, mettessimo, che so, Alfano o Calderoli, ci starebbe. Ma detto da uno così nei confronti di una cosà suonava proprio come l’avallo di tutti gli insulti  precedenti, che, ricordiamolo, vertono da tempo immemorabile sul fatto che la ragazza faceva la showgirl, è la pupilla di Berlusconi (lo stesso che ora la sta scaricando), non sa fare nulla, è niente, e chissà che numeri (sessuali ovviamente) sa fare per essere diventata ministro, forse flirta con Bocchino, il solito refrain insomma. Anche fra le mie amicizie, le battute salaci sulla ministra si sprecano.


Intanto,gli altri ministri (maschi) cosa facevano, prima di essere messi lì dal loro padrone? E le innumerevoli Accozzole della sinistra, messe capolista dal Pd, cosa facevano prima di essere nominate, a parte certo “coltivare la passione politica”?
A questo punto, confesso che la mia ripugnanza per questo andazzo di scambi e compravendite, senza confini di genere (nessuna pietà per le donne solo perché tali, ricordiamocelo, soprattutto perché sempre pienamente consapevoli), è stata superata dal fastidio per cui gli insulti di un certo tipo vengono rivolti solo, e ripeto subito, alle donne. 
Che poi li meritino è un’altra cosa, che non valgano nulla (politicamente, non quasi sul piano esistenziale come ha fatto intendere Vauro con quel suo disprezzo radical chic da scrittore in promozione del suo ultimo libro), un’altra ancora. Insultiamola, o anche no; ma con argomentazioni che vadano oltre le solite insinuazioni, vere o false non importa, soprattutto nel Paese dove l’ipocrisia regna sovrana.

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