San Gennaro, aiutaci tu.

A Napoli un uomo (già affetto da grave cardiomiopatia dilatativa e diabete mellito) muore per la nuova influenza da virus H1N1 (che pare sia un po’ come le vecchie, soprattutto se colpisce vecchi, bambini, persone con patologie) e la sua casa, la sua famiglia vengono trattai come degli untori del terzo millennio, appestati moderni, addirittura al funerale del poveretto non ci va nessuno per la paura del contagio (forse le spore escono dalla bara?).

Forse intendevano questo con “vedi Napoli e poi muori”, chissà.

Però, quando si tratta di appoggiare le labbra (dunque la saliva, la faccia, le mani, a migliaia) su una teca in vetro per manifestare la propria devozione religiosa, non c’è paura che tenga, e anzi l’autorizzazione ufficiale viene proprio dalla massime cariche religiose, dopo, pare, aver raccolto “il parere di esponenti autorevoli del mondo medico-scientifico”, bontà loro.
Infatti, a Napoli, in tempi di psicosi da nuova influenza per cui si evita di passare nella strada dove abitava il poveraccio morto (anche qui, forse le spore trapassano i confini delle imposte sbarrate), il cardinale Sepe, "convinto della forza della preghiera e della protezione del Santo Martire", esorta tutti "a manifestare la propria fede, innanzitutto, attraverso la preghiera, lasciando a quanti lo desiderano, come per tradizione, la libertà di esprimere la propria devozione al Santo nel modo voluto, anche attraverso il bacio della teca di San Gennaro”.

Al quale anche io, che normalmente (cioè come normale prassi igienica) non bacerei mai un pezzo di vetro, plastica, legno, qualsiasi materiale sul quale migliaia, ripeto migliaia di persone hanno fatto la stessa cosa, rivolgo una preghiera, che mi pare così difficile da esaudire che solo un santo può arrivarci: liberarci, nel 2009, almeno da un po’ di questa ignoranza crassa, medievale, autocompiaciuta della propria piccineria, e profondamente intrisa di quella tuttologia che ci fa pensare di saperne più degli altri.

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