Tre uomini alla guerra.

Non so se Daniele, Pierluigi e Bruno avessero idea che ieri mattina ci sarebbe stata l’ultima battaglia della loro guerra quotidiana; non so nemmeno se la pensassero così.
Eppure, se tre uomini muoiono sul lavoro in una normale mattinata di normale manutenzione di una cisterna della più grande raffineria del Mediterraneo, a me sembra una situazione pochissimo normale, per quanto non “stra-ordinaria”, purtroppo (perché comunque perfettamente in linea con i 3 morti quotidiani in Italia).
Infatti, è una guerra senza esclusione di colpi, motivata non dalla devozione alla patria o all’imperialismo petrolifero, quanto da 900-1000 euro al mese (tanto guadagnano i lavoratori delle ditte appaltatrici della Saras).
Da quando sono in grado di ricordare, ricordo le mille luci della città artificiale sul mare; sulla strada per i luoghi ai quali mi sento tanto legata, ricordo gli odori tremendi della raffineria, la fiamma delle ciminiere accesa giorno e notte, la normalità dell’assurdo (raffinare petrolio sul mare, con i paesi intorno).
La normalità dell’assurdo sta diventando anche la possibilità concreta, ogni giorno di più, che tre uomini vadano alla guerra senza neanche saperlo; forse temendolo con il terrore della consapevolezza, loro e le loro mogli, fratelli, figli, amici, ma certo non pensando che possa davvero accadere. E’ accaduto, chissà se accadrà di nuovo.
Intanto ieri sera le luci della città artificiale, che punteggiano la costa sud, si sono spente, ma solo per poco.
E poi?

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