Old generescion

Ragazze e ragazzi d’Italia (prima le signore, chè a noi bastano queste briciole di cavalleria per essere contente!), dopo aver seguito una lezione universitaria in piazza contro la riforma Gelmini confesso di essermi un pochino sbagliata sul vostro conto. Mi sembravate una massa informe di griffe, loghi enormi sulle magliette e scarpe con il rialzo interno uguali precise a quelle delle Bratz, alla modica cifra di 290 euri e poi pazienza se mangiate riso in bianco per due settimane.
Mi sembravate amorfi, superficiali, senza ideali e soprattutto senza idee che andassero oltre Uomini e donne nel pomeriggio e L’isola dei penosi nella prima serata, il cazzillo tecnologico e il congiuntivo questo sconosciuto.
Sono la solita snob, che perdipiù sta invecchiando male, ragazze e ragazzi.
Altrimenti non avrei commesso un così grosso errore di valutazione: quelli amorfi, spaventati, rassegnati e indifferenti non siete voi di vent’anni, siamo noi della generazione appena precedente, 30-40 enni e che Dio ci assista. Incastrati fra l’indistruttibile fiducia che i genitori nutrono nella possibilità dovuta del posto fisso e il tempismo dei fratelli minori, quelli che hanno capito come butta e tutti a voler fare il dentista o il commercialista [beati voi che avete avuto il tempo per capire], eccoci qui, ad aggrapparci alla sicurezza degli oggetti e alla più assoluta indifferenza per quello che succede intorno.

Quello di cui abbiamo bisogno è un sogno, che ci distragga per un attimo da noi stessi e ci faccia credere ancora che i tempi, forse, stanno davvero cambiando, e non “necessariamente” e ineluttabilmente in peggio.
E’ forse quello che si definisce “crederci”. Ce la possiamo fare (che è pur sempre una versione locale e altrettanto efficace di Yes, we can)….?

[in effetti la vittoria di Barack Obama un po’ mi risolleva]

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