Dolci ricordi

Ingrid Bergman diceva che per vivere bene bisogna avere cattiva memoria e buona salute.
Leggendo questa storia, a parte chiedermi se il protagonista ci è o ci fa, mi viene in mente che sarebbe bello poter resettare una parte della nostra memoria.

Non mi riferisco soltanto alle cose brutte, a loro modo importanti; penso piuttosto a quelle inutili, noiose, che però sicuramente “fanno volume” nel nostro cervello e magari ci impediscono di dedicare il giusto spazio ai ricordi belli, alla riflessione su dove stiamo andando, perché e con chi ci vorremmo andare, eccetera.
Personalmente soffro di una pessima memoria, o forse è soltanto estremamente selettiva; ricordo precisamente date e anniversari, preferenze e gusti, dimentico in fretta pettegolezzi di cento anni fa, legami di parentela improbabili, facce viste una volta o due, e anche le offese più spicciole e rilevanti come la puntura di una zanzara.

Facile, direte voi, è normale, lo facciamo tutti. E invece no: scommetto che ognuno di noi conosce almeno una (di più, se siete proprio sfigati) di quelle persone che trasecolano quando si rendono conto che non vi ricordate affatto di chi era seduto in terza fila quando eravate in prima media, di chi è la cugina di secondo grado della sua vicina di casa, com’era il maglioncino che indossava al Capodanno del 2000 e di quella frase che avete detto durante una gita di sette anni fa.

“Ma come, non ti ricordi?”
No, cari, mi ricordo di ieri, del qui e dell’ora, e anche un po’ del domani che mi precipita addosso con una quantità di cose che noi umani possiamo solo immaginare: e così, infatti, facendo i debiti scongiuri, attualmente spero che me la cavo!

Etichette: , , , ,