Volli, sempre volli, fortissimamente volli.


Lo spunto l’ho preso dall’apologia dell’autunno che fa la Giraffa: l’equinozio come occasione per celebrare il “forte volere” è affascinante, rassicura perfino le mie rotonde estremità che non vogliono proprio saperne di infilarsi nelle scarpe chiuse: ieri ci ho provato e ora ho tutti gli allucioni gonfi che mi guardano malissimo. Vabè.

Il problema nasce quando la volontà non basta: cioè, io volli, sempre volli, fortissimamente volli una certa cosa e per ora tutto ciò che ho ottenuto è una dermatite atopica ricorrente.
Certo non basta desiderare molto una cosa per ottenerla, bisogna lavorarci molto, pensarci molto, elaborare strategie e comportarsi di conseguenza: e qualche risultato, secondo logica, statistica e giustizia divina, dovremmo ottenerla.

Invece nulla di proporzionato allo sforzo compiuto: forse non ho praticato bene la magia (o l’esorcismo?) dell’equinozio, forse non vedo i segnali positivi, ostaggio come sono del mio “pessimismo della ragione”.
Quello che so, è che sto pensando di propormi come alternativa al carburante per gli aerei dell’Alitalia, contribuendo così (oltre che con le mie tasse), al risanamento della compagnia che ci faceva pagare 400 mila lire (dunque, 400 euro dell’attuale conio, no?) e anche più per andare da Cagliari a Milano.
Con l’energia che ho profuso e che profondo (?) nelle cose che fortissimamente voglio, ci potrei far partire una flotta intera di aeroplani.

Però mi sa che talvolta bisogna arrendersi anche all’evidenza, come cantava qualche immortale: You can’t always get what you want, semplicemente.

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