Il Ferragosto (non così) alternativo.

C’è chi pensa che sia strana, chi disperata, forse depressa: impossibile definire altrimenti la libera scelta del tornare in città per Ferragosto.
Ovviamente, niente di così complicato e interessante: semplicemente (banalmente?), il desiderio di approfittare di una giornata abbastanza inutile, che di solito si risolve in un pranzo invalidante per ogni altra attività, per fare altre cose fino a ieri rimandate.
Tipo smazzarmi un po’ di lavoro arretrato e riordinare il pc in vista della ripresa settembrina: nello specifico, aggiornare il Cv per cercare, nuovamente, lavoro (ma di questo vi parlerò a parte, perché le vie del Cv sono infinite e meritano).
Ormai sono un'esperta: tre anni fa aspettai il 15 agosto per visitare alcune mostre nella mia città e poi consumare una lauta cena in un famoso caddozzone (termine gergale che indica il baracchino ambulante che vende panini con salsiccia, bistecche di cavallo e campionato Sky in schermo gigante).
L'anno scorso, il cinema, ma il film non doveva essere così memorabile se non me lo ricordo: meglio comunque della sudata contemplazione delle invasioni barbariche nella località di villeggiatura, che rendono impraticabile anche l'acquisto dei generi di prima necessità come il quotidiano e il pane alle cipolle.

Quest'anno, la città è viva, vitale, con parecchia gente in giro e, per gli osservatori della varia umanità, assai interessante: ieri la pizzeria era piena come al solito, così come il supermercato in cui io e Azzurro abbiamo fatto una spesa veloce ed efficace (soprattutto a livello alcolico).
Mentre meditavo davanti al banco frigo, un signore è arrivato di volata chiedendomi notizie del salmone norvegese, e dopo aver acchiappato quello meno costoso ha ritenuto opportuno motivare la sua scelta: “Eh, sa, signora, ci dobbiamo arrangiare, siamo al risparmio…”. Sarà che Cagliari detiene il poco invidiabile primato di città più cara d’Italia, chissà, fatto sta che anche al pane l’andazzo era sempre quello: l’occhio critico e il commento da esperta massaia del signore tatuato (ma i “veri” tatuaggi, eh, quelli bluastri, su un avambraccio il disegno di una croce con lapide e la scritta “MAMMA” e sull’altro un romantico “Io ♥ M.BONARIA”) non l’hanno fatta passare liscia alla baguette un po’ crudetta.

Oggi c’è uno strano silenzio, anche nel mio palazzo, ottimo per lavorare e per avviare serenamente la settima lavatrice, in attesa che cali la sera.
A quel punto, insieme al mio principe Azzurro (spero a quel punto ripresosi dalla bottiglia di Nuraghe Majore, gradi 11,5), mi avvierò nuovamente verso il mare, che non vedo da ieri mattina (e 48 ore consecutive sono il massimo di lontananza consentita in questo periodo).

A si biri :))

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