Chi non lavora non fa l’amore. O sì?

Due sono le cose che sappiamo: che i “fannulloni” nel settore pubblico sono una piaga del sistema Italia, e che il gagliardo ministro Brunettolo ha dichiarato loro guerra.
Sappiamo anche che per ogni fannullone ci sono n° …impiegati che lavorano onestamente e anzi si sobbarcano pure il lavoro di chi timbra il cartellino e poi va al supermercato o dall’estetista.

Il fannullone non solo fa tremendamente incazzare il cittadino che non vive nel suo mondo protetto, ma è anche un costo sociale collettivo che il giuslavorista Pietro Ichino ha spiegato molto bene già parecchio tempo fa (il bel Renè Brunetta non ha scoperto nulla di nuovo, eh). Quindi, pur non facendomi alcuna illusione sulle realtà e concretezza dei proclami da inquisizione del ministro (è pur sempre demagogia, bellezza), apprezzo alcune eventuali soluzioni allo scandalo continuo di chi ruba lo stipendio (e comunque ancora di più il fatto che il tabù sia stato infranto).
Ovviamente non grido al licenziamento (a quello, in altri settori non protetti, ci pensa già il dio Mercato), ma alla verifica – condizione frequente e normale nella vita dell’uomo a partire dalla prima elementare, dunque non si capisce perché diventi impensabile quando ci si installa in un ufficio pubblico –sì.

Però.
Però su una cosa non sono assolutamente d’accordo: io certi individui preferisco chiamarli “mangiapane a tradimento”, rende molto meglio l’idea.

Etichette: , , , ,