Specie in via di estinzione

Immaginatemi: una strada lunga e assolata, con un solitario palo arancione a segnalare la fermata dell’autobus (neanche una pensilina, una tettoia, un albero spelacchiato sotto quei raggi spietati).
Mi incammino, alle quattro del pomeriggio, per prendere uno dei potenti mezzi pubblici parlanti (“la… prossima…fermata…è…” scandisce la vocetta metallica, che chissà perché è sempre femminea) che mi porterà in centro. Pochi metri, e sono già candidata al colpo di calore; ma a qualcuno devo essere sembrata, nonostante la distanza e l’effetto miraggio dell’asfalto bollente, Miss Maglietta Bagnata, forse.

Arrivata in prossimità del palo-fermata dell’autobus, faccio appena in tempo a distrarmi un attimo, che arriva a velocità folle una macchina, con stereo a palla, che per ogni evenienza suona il clacson un paio di volte per richiamare la mia attenzione; e quando istintivamente alzo la testa il tizio alla guida mi lancia un paio di baci.

E’ che non ho fatto in tempo, sennò l’avrei salutato con gratitudine, non tanto per il bacino volante, quanto per avermi rassicurata sul fatto che una specie che credevo estinta, quella del gaggio vero (o tamarro, o zauro, buzzurro, truzzo eccetera), è ancora viva e lotta insieme a noi.

Mi fanno tanta tenerezza, lotto ogni volta per non sorridere, anche se è dura visto che negli ultimi due giorni per strada ho raggranellato anche un classico “..ciao, fiore!”, un misterioso “…ti prendo in braccio….” e un singolare “…sei bellissima…., ma sei sarda?”.

Giuro che non mi sono montata la testa, è che obiettivamente la ciabatta Birkenstock argentata fa sfracelli :-))
(la foto è di F.Sanna)

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