Primo maggio su coraggio


Domani è il Primo Maggio, festa del Lavoro: va scritto così, maiuscolo, perché è vero che “nobilita” l’uomo, se fatto liberamente, in sicurezza, con coscienza e correttezza: per i più fortunati, anche con passione.

Penso a chi il lavoro ce l’ha e lo svolge onestamente, talvolta sbuffando ma consapevole che anche questa è la vita, bellezza; ma soprattutto a chi non ce l’ha, a chi l’ha perso e non lo ritrova, a chi ha rinunciato a cercarlo, tutte situazioni sempre più frequenti nella mia isola, nonostante qualche cosa stia migliorando.
La strada è ancora lunga, speriamo di non stramazzare prima, di non incattivirci, di non immalinconirci troppo e soprattutto di fare tesoro di questa esperienza di precariato e di futuro imperscrutabile che ha marchiato a fuoco una intera generazione, dai 40 anni in giù.
Perché se è vero che il lavoro identifica una persona ai suoi stessi occhi, oltre che davanti a quelli spesso crudeli e superficiali della società, è altrettanto vero che esso non è tutto nella vita: ma bisogna certo passare dalle forche caudine della delusione, del senso di inadeguatezza e di paura per un futuro che non vediamo, e infine attraverso l’esperienza diretta del lavorare quotidianamente con un ritorno economico, con tutti gli impegni e le responsabilità che ne conseguono, prima di rendercene conto.

Mi piacerebbe sentire le vostre esperienze di lavoro e di non-lavoro, quello che avete e quello che vorreste, cosa ne pensate, come vi immaginate…e quanto è importante.

Buon Primo Maggio a tutti, carissimi cortigiani :-)

(la foto è di F.Sanna)

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