Multiculturalismo


Qualcuno dovrebbe dire che non tutte le culture sono ugualmente valide in tutto. Bisognerebbe dirlo, se non si rischiasse di sembrare razzisti, nazisti, qualunquisti.

Qualcuno, di certo non io che mi sento e mi atteggio a persona aperta e tollerante, dovrebbe prima o poi levare una timida vocina per dire che uccidere a colpi di pietra una persona è esattamente come metterla sulla sedia elettrica, e quindi forse ci vorrebbe una moratoria anche per queste simpatiche e barbare pratiche; certo non affermerò mai che alcuni Paesi, casualmente coincidenti con delle forme di governo confessionali, sono incivili tout court, senza se e senza ma, a prescindere dal fatto che siano state la culla della civiltà, abbiano inventato la matematica e la geometria, siano certo, così pare, ostaggio di pochi fondamentalisti.

Non lo dirò, perché parrebbe la supponenza di chi è nata nella parte se non giusta, almeno “facile” del mondo. E poi, via, l’Occidente fa di peggio con le sue “esportazioni di democrazia”, che quasi quasi ci viene la tentazione di capirli, questi ayatollah conservatori, e poi anche noi c’abbiamo il Papa che ha svarionato su Galileo e fa campagna politica sulla famiglia e sull’aborto, da quel grande esperto che presumibilmente è.
Però, visto che alcune cose non si possono dire chiaramente perché adesso il razzismo è anche, giustamente, da codice penale, ma il qualunquismo no e anzi è lo sport nazionale, si può dire che il rischiare le frustate in pubblico per un vestito sbagliato o la morte perché si ha una relazione o si vuole studiare all’Università io lo trovo, come dire, da Medioevo dell’umanità?

Da Il Corriere.it del 5/2/2008
Iran, 2 sorelle condannate alla lapidazione
Accusate di adulterio le giovani Zohreh e Azar: erano state denunciate e spiate dal marito di una delle due
TEHERAN -

Saranno sepolte vive fino alle ascelle e colpite da pietre che non devono essere abbastanza grandi da provocare la morte immediata: è questo il destino che attende due sorelle iraniane, Zohreh e Azar (i cognomi non sono stati resi noti) condannate alla lapidazione per adulterio. La Corte suprema, scrive il quotidiano riformista Etemad, ha confermato la sentenza, che potrebbe quindi essere eseguita in ogni momento. Zohreh e Azar, rispettivamente di 28 e 27 anni, sono entrambe sposate, e vivono a Shahriar, un sobborgo vicino Teheran. Secondo il loro avvocato, Jabar Solati, le due donne sono state condannate senza prove, con una sentenza basata esclusivamente sulla «sapienza del giudice», un principio stabilito dalla legge islamica, che dà un amplissimo potere discrezionale all'autorità giudicante.
STOP ALLE LAPIDAZIONI - Dal 2002 il capo dell'apparato giudiziario, l'ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, ha ordinato la sospensione del supplizio della lapidazione, previsto in particolare per l'adulterio, ma ciò non ha impedito che almeno una persona sia stata messa a morte in questo modo, secondo quanto annunciato dalle autorità. Alcune organizzazioni per i diritti umani affermano che altri supplizi uguali sono avvenuti.
SPIATE DAI MARITI - Zohreh e Azar, ha sottolineato l'avvocato Solati, erano state denunciate dal marito della prima, che, spinto dalla gelosia, aveva nascosto una telecamera nell'abitazione in cui viveva con la moglie per filmarla quando lui era assente. Era emerso che le due sorelle avevano ricevuto degli uomini, e per questo erano state condannate a 99 frustate per «relazioni illegali». Sei mesi dopo essere state sottoposte alla punizione corporale, sono state convocate davanti ad un'altra Corte, che le ha riconosciute colpevoli di adulterio.
MASSACRATO A COLPI DI PIETRA - L'unica lapidazione ammessa ufficialmente dalle autorità dal 2002 è stata quella di un uomo, Jafar Kiani, massacrato a colpi di pietra nel luglio del 2007 vicino Qazvin dopo essere stato tenuto in prigione per 11 anni. La sua colpa, avere lasciato la moglie per convivere con un'altra donna, dalla quale ha avuto figli. La sua compagna, Mokarraneh Ebrahimi, anche lei sposata, è stata condannata allo stesso supplizio, sebbene per il momento l'esecuzione sia stata sospesa.

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