Animaletti


Spesso gli amici mi compatiscono: lo capisco da come mi guardano. Ma come, lavori anche di sabato, domenica, spesso su cose piacevoli come una seduta dal dentista ma più soporifere (tipicamente convegni, congressi, presentazioni editoriali dei nuovi Pirandello), sempre un po’ di fretta, senza orari, pianificazione, con ritenuta d’acconto e senza particolari futuri?
(il plurale è d’obbligo in tempi di flessibilità, perché quello che avevamo immaginato, di futuro, dovremo senz’altro cambiarlo: è l’Italia, bellezza).

Eppure si sbagliano, i tapini, non lo sanno, loro, cosa si perdono.
Anche il convegno più innocuo può infatti trasformarsi in una occasione ghiotta per osservare certa varia, eventuale e avariata umanità.
Ho sentito ospiti di riguardo affermare che dobbiamo applicare l’ “ottimismo della ragione” (veramente era quello della volontà, o siamo sempre alle solite -e invisibili ai più- magnifiche sorti e progressive del paese?), ma anche che “l’Italia è il Paese in cui c'è la maggiore avversione al profitto, la maggiore propensione alla concertazione e sensibilità all'uguaglianza”, su cui preferirei non fare alcun commento ulteriore (ci penserete voi, miei diletti cinque-sei lettori).

Queste occasioni, comunque, sono anche preziose per soddisfare un certo senso estetico, indispensabile all’esistenza.

Infatti, se gli uomini risolvono con giacca e cravatta e al massimo peccano di omologazione, tutti con ‘sti abiti in velluto a costine che fanno tanto pastoralismo ma chic, sono le signore a dare le maggiori soddisfazioni: oscillano fra il rigore monacale (tailleur pantalone e camicie abbottonatissime) e una pericolosa tendenza all’effetto circo: ho visto con i miei occhioni orecchini a lampadario fucsia abbinati a scarpe col tacco 12 e impermeabile alla Matrix ma anche cappottino rosso che faceva pendant con zeppe rosse alla Moira Orfei, il tutto in orario mattutino.

Ma il più bello è stato il professorone ospite VIP dell’ultimo convegno.
Per mia sfortuna me lo sono ritrovato seduto dietro, e come accade al cinema quando per colmo di sfiga hai per vicino uno/a che ti rumina nella orecchie tutto il tempo e racconta a voce altissima della sua ultima ceretta o del menisco infiammato, il signore (?) in questione non ha fatto altro che tossirmi nell’orecchio, raschiarsi continuamente la gola, parlare con gli sventurati vicini e perfino russare rumorosamente durante gli interventi altrui.

Dopo di che, quando due signore sedute due file più avanti hanno osato scambiarsi un commento fra loro, il professorone, risvegliatosi dalla siesta pomeridiana e in procinto di ricominciare con lo scatarramento, ha seccamente sibilato: “SHHHH!!! Dio, le donne….come gli animali!”.
Con questa esternazione ha superato anche quel professore universitario che, mi dicono, alle studentesse era solito dire: “Signorina, si dice che le donne non pensino…e lei in questo momento me lo sta confermando”. Salvo poi assegnare anche un 28.
Boutade o demenza senile?

Meno male che il professorone scatarrante, in un nuovo intervento, ha poi commentato tutto compiaciuto che la Sardegna è “un po’ come Berkeley” perché al convegno erano presenti due assessore, diverse studiose eccetera.

Un po’ ha ragione, siamo anche noi americani: infatti, come direbbe Obama: “yes, we can.
A sopportare ancora banalità simili senza automaticamente invocare una sordità repentina, pur di smettere di soffrire.

(la foto è di F.Sanna)

Etichette: , ,