Accozzolo superstar


Accozzolo è riuscito a "evadere" per un attimo dal suo Fantabosco fatato ed è arrivato fino alla stampa vera...che il suo futuro sia al Grande Fratello, o magari in politica, che è più o meno la stessa cosa?
Quanto alla questione del "largo ai giovani", devo dire che io, al contrario della Giraffa, non ho mai neanche temuto il peggio...

Accozzolo, l'ottavo nanetto di gesso
nel prato del giovane Walter
Anche in lista precedenza ai figli di

(da L'AltraVoce.net)

Che c'azzeccano le scelte politiche di Walter Veltroni, improbabile Obama de noantri, con i nanetti da giardino, quelle statuine di gesso, mattoncini o plastica che talvolta decorano i giardini di chi non vive in un loculo cittadino? La domanda può sembrare bizzarra, un po' come chiedersi in generale che c'azzecca la senatrice teo-dem (meglio sarebbe soltanto teo) Binetti cilicio-munita in una formazione “progressista” e perfino “laica” come il Pd (il virgolettato è d'obbligo viste le lunghe esitazioni su legge 194 e ingresso dei radicali nella coalizione e le corrispondenti affettuosità con vescovi e avversari conservatori).

Però quando vedo Walter penso ai nanetti, e non per la statura politica sua o degli alleati, che avevate capito? Ci penso per quell'atmosfera un po' fiabesca che accompagna in suo giro per l'Italia, per quel suo tardo kennedyano «yes, we can», che tradotto nella nostra lingua suona come l'esclamazione di Gene Wilder in quel capolavoro che è Frankestein Junior di Mel Brooks: «Si-può-fare!» e che è stato prontamente messo su YouTube.

Una realtà cinematografica, immaginifica, quasi fiabesca, appunto, come quella degli otto nani di Biancaneve che talvolta rallegrano il giardino, per chi ce l'ha. Sì, otto: ai sette tradizionali - Eolo, Mammolo, Brontolo, Dotto, Cucciolo, Pisolo e Gongolo - se ne è infatti da tempo aggiunto un altro, che per comodità e immediata riconoscibilità chiameremo Accozzolo.

Accozzolo è il rappresentante di una tipologia molto diffusa in Italia, quella dei “raccomandati” (termine orgogliosamente adottato anche da una trasmissione televisiva), volgarmente detti, appunto, “accozzati” (o, con un localismo estremo, fill'e babbu).

La raccomandazione assume un particolare valore in ambito lavorativo, lo affermano anche le ricerche ufficiali come quella dell'Isfol di qualche mese fa. L'Istituto per la formazione e il lavoro ci dice l'ovvio: il miglior ufficio di collocamento in Italia resta la propria famiglia. Intesa in senso allargato: la rete dei parenti, degli amici, dei colleghi, dei conoscenti.

La percentuale di chi nel 2007 ha trovato lavoro tramite le proprie private conoscenze, e dunque è stato segnalato, raccomandato e infine cooptato, è altissima: il 40 per cento. Mentre appena il 5 per cento degli impieghi è stato assegnato attraverso i centri di collocamento (3,3 per cento per quelli pubblici, 1,8 per le agenzie di lavoro interinale). Insomma, in Italia più che la competenza vale l'affidabilità, la fiducia di cui può godere solo un candidato “referenziato”.

Naturalmente, il distinguo è necessario: se nel settore pubblico la raccomandazione è vietata e al contempo serenamente aggirabile, nel privato ognuno fa, ovviamente, ciò che crede: assume cioè chi vuole. È per questa fondamentale differenza che il ragionamento sul perché la diffusa pratica dell'accozzo, basata di solito sull'appartenenza a un “casato” o a una “casta”, sia dannosa e per chi, va fatto sul lungo periodo.

Chi viene danneggiato veramente dall'accozzo (quello vero) se l'impresa è privata e legittimamente desidera delle risorse umane valide? Il lavoratore che non gode di pari opportunità certamente, ma gira che ti rigira soprattutto chi assume secondo criteri non razionali e basati sul valore.

Con chi me la devo prendere se vengo scavalcata da un Accozzolo? Con il padrone cattivo o con un sistema culturale che porterà quello economico alla disfatta, proseguendo su questa strada di favoritismi scemi, gerontocrazia, perpetuazione delle dinastie a prescindere, eccetera?

Il problema, ancora una volta, è culturale: sono gli italiani che badano più alla raccomandazione o al cognome che alla meritocrazia, senza capire che in questo modo il paese (e quindi anche la loro fabbrichetta, aziendina, impresuccia eccetera) non avanzerà mai, perché l'ascensore sociale rallenta: le nuove generazioni non avanzano nella cosiddetta “scala sociale”, nulla cambia rispetto ai tempi dei nostri genitori che erano invece più avanti, messi meglio economicamente e socialmente rispetto ai nostri nonni.

Il sociologo Domenico De Masi ha spiegato: «Il costo del lavoro è alto, altissimo. Quindi è normale che chi assume voglia avere forti garanzie sulla persona, informazioni dirette sulla sua competenza, ma soprattutto sull'affidabilità, la correttezza. Bisogna potersi fidare». Insomma la colpa sarebbe del costo del lavoro troppo alto, per cui l'imprenditore vuole delle referenze personali prima di rischiare una assunzione.

La cosa mi lascia perplessa, primo perché ormai a memoria d'uomo non “assume” più nessuno, e poi perché spesso i referenziati non hanno quella sete di sangue che contraddistingue i non-Accozzoli, i comuni Eolo, Mammolo, più spesso Brontolo, i quali sanno di dover essere sempre tre volte più bravi degli altri.

Ed è qui, pensando ai giovani, agli Accozzoli e a Walter Veltroni che si aggira in un giardino fiorito, che ho capito perché l'uomo e il suo partito mi fanno pensare a uno scenario fiabesco: anche Walter, infatti, ha scelto alcuni giovani nanetti per formare, ringiovanire e pure abbellire le sue liste.

Ma ha scelto forse i comuni Eolo, Mammolo, Dotto? Le ultime notizie certe parlano di Matteo Colaninno, 37enne ex leader dei giovani industriali, ma potrebbero esserci anche illustri nanetti che rispondono ai nomi e cognomi di Martina Mondadori, 26 anni, primogenita di Leonardo ed erede della dinastia editoriale di Milano, Rosella Sensi, amministratore delegato della Roma, o Alessandro Benetton.

Esiste una differenza fra Veltroni e un datore di lavoro privato o anche lui è libero di scegliere in base al cognome e all'appeal dei candidati che dovrebbero rappresentare la parte giovane del Paese (forse nel senso che ho sempre desiderato fare la commessa da Benetton?)?

La risposta è che ognuno ovviamente (e giustamente) può decidere chi candidare, ma anche che la scelta ha un significato: in questo caso, che anche Veltroni e il Partito democratico sono indubbiamente, inevitabilmente, senza se e senza ma, italiani. E che proprio come la favola originale di Biancaneve e i Sette Nani dei fratelli Grimm, anche queste prossime elezioni saranno un grande classico.

(foto dell'Archivio del Regno)

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