Una fine pietosa.


In tempi passati, s’accabbadora era la figura, socialmente riconosciuta nella comunità del paese sardo, che poneva fine alle sofferenze del malato terminale, per cui non c’era più nulla da fare. Un lavoro ingrato, svolto con pietà e velocità; un atto che la comunità intera accettava come necessario per mettere fine a una vita già finita. L’accabbadora non “uccideva”, semmai poneva fine all’agonia: chiamata dalla famiglia del malato arrivava nella notte e dopo avere fatto allontanare i parenti dalla stanza dell’infermo praticava l’eutanasia con un cuscino o tramite un colpo secco del “mazzolu”, martelletto dall’impugnatura in legno d’olivastro. La chiamavano sa morte durche, la morte dolce: l’accabbadora non veniva pagata, ma ricompensata dalla famiglia con cibo o simili. La buona morte non era intesa come giusta o gradevole, ma come “utile”, che cioè poneva fine alle sofferenze del malato e all’impegno gravoso dei familiari.

Di fronte a questo governo palesemente in agonia, potrebbe essere forse il pasciuto Mastella la nostra femmina accabbadora? A questo punto, lo spero, anche se l'Italia è un paese senza pietà (i casi Welby e Nuvoli stanno lì a ricordarcelo, giustamente implacabili verso le nostre coscienze inerti). Qualsiasi cosa pur di mettere fine a questo tormento che va avanti da mesi, in cui il governo che non c’è si ostina a stare inchiodata alle loro poltronissime, nel frattempo non facendo nulla di quello per cui li si era votati: i patti di unione civile, la riforma delle leggi sul lavoro flessibile, la legge elettorale, il conflitto d’interesse, la legge sulla fecondazione assistita, ma invece genuflettendosi davanti a preti e industriali, prendendo in considerazione ipotesi di moratorie sull’aborto e contando i morti sul lavoro a grappoli (ma il cordoglio è tanto, ed è tanto sincero, tutti strillano allo scandalo, e amen).

Never again, amici cari, anche se non è linguaggio da accabbadora: ma spero veramente che stavolta sia quella buona per assestare il colpo mortale, così almeno io smetto di soffrire!

(foto F.Sanna)

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