L'Apocalisse d'a munnezza.


Da L'Altravoce del 12 gennaio 2008:
Quell'Apocalisse annunciata dai media
e l'improvviso sdegno ecologista
di chi non sembrava amasse la Sardegna


I rifiuti? L'Apocalisse, da scongiurare in ogni modo, ad ogni costo, senza se e senza ma. Ovvero, come indirizzare e manipolare il malcontento, la scarsa informazione, il disagio di massa. Sappiamo ormai tutto della questione dei rifiuti campani, compresa la decisione del governatore Soru di non coinvolgere le amministrazioni locali prima di dare l'ok all'arrivo di parte della mondezza napoletana in Sardegna. Il solito despota: doveva forse aspettare che scoppiasse un'epidemia a Napoli per dare la disponibilità della Sardegna, e poi magari fare un referendum (istituto che piace molto soprattutto dall'opposizione che lo farebbe su qualsiasi cosa, dal Piano paesaggistico al colore della facciata dei palazzi, e perché no sulla cravatta di Soru?).

Appena la notizia della disponibilità sarda (seguita da quella di altre regioni) è trapelata, si è scatenato l'Armageddon: nei negozi del centro la radio era costantemente sintonizzata su una stazione locale in cui lo speaker, per ore (confesso che il giro per saldi è durato un po'), ha parlato, in toni allarmistici e critici, soltanto dei rifiuti campani che stavano arrivando nell'isola. Pare che anche una televisione locale abbia mandato in onda per tutto il pomeriggio il testo dell'sms di “convocazione” per la protesta sotto la casa del governatore Soru, che si è svolta ieri notte.

I titoli delle prime pagine dei quotidiani erano apocalittici: sembrava che stessero arrivando le scorie nucleari, il virus Ebola e una rappresentanza parlamentare bipartisan tutti insieme. E invece è semplicemente immondezza, perdipiù (ovviamente) pagata, e ci mancherebbe altro. Però i mainfestanti che ieri notte hanno messo a ferro e fuoco un quartiere, davanti alla villa di Renato Soru, sembra che pensassero ad altro rispetto alla questione “salute”, o in generale “salubrità” dell'ambiente: al calcio per esempio, visto che era presente una nutrita rappresentanza di ultras rossoblu.

Dunque, a conti fatti, “tira” di più la crisi del Cagliari che le tonnellate di rifiuti (e non scorie nucleari, giova ripeterlo), e soprattutto è sempre più facile e immediato tirare i sacchetti di rifiuti, le pietre, i pezzi di cartelli stradali divelti, i lacrimogeni e insomma tutta l'attrezzatura necessaria alla guerriglia urbana, naturalmente videoripresa e fotografata da chi passava di lì, come fossero le riprese di un film.

Eccolo, il corto circuito della comunicazione: prima un tam tam manovrato politicamente, con le preoccupate dichiarazioni dell'opposizione regionale e della maggioranza cittadina, poi il supporto della stampa e della televisione di proprietà o quasi, quella per cui perfino il declino del Cagliari è colpa del governatore (questa me la devono spiegare: ma in una squadra di calcio non sono il presidente e l'allenatore che contano?), di seguito il famigerato sms inoltrato anche da persone insospettabili, quasi fosse una delle solite e moleste catene di Sant'Antonio del terzo millennio, e infine il voyeurismo di contorno, ovvio completamento del passaparola istigatore.

Quanto alla gente che ieri mi ha girato l'sms, mi piacerebbe dire loro che intanto, non essendo io Bassolino & Co., non lascio la mondezza per la strada, e soprattutto sapere quanti di loro riciclano la spazzatura, non lasciano i mozziconi in spiaggia d'estate, stanno attenti a non sprecare l'acqua: insomma fanno qualcosa, nella loro vita quotidiana, per “amare la loro terra” (dal testo del messaggio).

(foto Madry)

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