Miti e leggende


Sono debitrice alla deliziosa Giraffa che con i suoi racconti di climatologia applicata ha reso bene l’idea di quante questioni di importanza capitale ci possano essere nel mondo, perlopiù colpevolmente sconosciute ai più; quando mai, infatti, abbiamo pensato alla funzione sociale che il parlare del tempo, delle mezze stagioni o delle verdure di una volta può rivestire? Mai, vero? Di solito, infatti, stiamo pensando a se e quando ci rinnoveranno il contratto, se mai nella vita ci passerà questa fastidiosa dermatite, se i livelli di inquinamento non monitorati nella nostra città ci stanno facendo venire il cancro ai polmoni o più banalmente se ci faranno la multa per la macchina lasciata in quasi-divieto di sosta, se è il caso di comprare quel maglioncino che poi non troviamo più la taglia, che dobbiamo chiamare la nostra amica che non sentiamo da troppo tempo.

Eppure, ci sono dei temi fondamentali dell’esistenza, che accentuano la loro indispensabilità durante le feste, che tendiamo a trascurare, senza renderci conto della loro importanza: uno è il tempo climatico, come diceva la Giraffa, e l’altro è il cibo. Il quale assume sfumature di assoluta mitologia, diventando una entità a sè stante, di cui si parla per ore, in maniera,purtroppo,più angosciante che godereccia.

Ho visto e sentito cose che noi umani sciocchi, distratti, superficiali e snob non avremmo mai potuto immaginare: e per una lunghissimo attimo mi è sembrato di essere, per l’appunto, sui bastioni di Orione. Ho visto due persone parlare per un’ora filata dei salumi da scegliere per Natale. Ho visto rimuginare a lungo su cosa togliere dal congelatore: la coppa o i cacciatorini? E per un’altra buona mezz’ora: come tagliare il salame? Dritto o di sbieco?
Ho sentito conversazioni lunghe e intense scivolare nella polemica riguardo a come utilizzare l’affettatrice, e partire infiniti “spiegometri” su come pulirla nella maniera più appropriata.
Ho sentito battibecchi sugli effetti collaterali di alcune decisioni a lungo meditate, tipo il servizio di piatti usato per il tal pranzo; sottili allusioni sui bicchieri scelti sottintendevano una maligna osservazione riguardo gli usi e costumi altrui (si sa, infatti, che sono sempre meglio i propri bicchieri, piatti e tovagliato, per non parlare delle pietanze scelte).
Di solito, durante queste lunghe, lunghe, lunghe non-conversazioni (perché uno dei partecipanti di solito viene colto da un improvviso attacco di autismo acuto: indovinate chi è?) la domanda solita, apparentemente innocua ma in realtà efficace come uno screening sanitario (valuta, infatti, il grado di aderenza ai canoni prestabiliti della donna italiana in funzione della “maritabilità”, della cura della casa e della riproduzione), è: “ma tu…cucini?”

(nella foto, un cibo da NON mangiare assolutamente)

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