Referenziatissima offresi


Sono “accozzata” se uno dei miei “datori di lavoro”, che potrebbe avvalersi della collaborazione di cento altri come me compresi gli Accozzoli, mi segnala per una analoga mansione in un’altra “impresa”? La ricerca Isfol ci dice l'ovvio: il miglior ufficio di collocamento in Italia resta la propria famiglia. Intesa in senso allargato: la rete dei parenti, degli amici, dei colleghi, dei conoscenti.

Eppure, dal primo datore di lavoro ci sono arrivata senza segnalazione, non essendo figlia o amica di nessuno: semplicemente, in un settore dove c’è la gente a spinte (compresi i raccomandatissimi fill’e babbu), mi sono autoproposta e ohibò, sono piaciuta. La cosa è accaduta per ben tre volte, devo aver esaurito in questo modo tutte le mie botte di culo per l’intera vita, visto che pare impensabile l’eventualità che io valga qualche cosa. E però…sarà mica che sono brava? Sarà mica che ero e sono disponibile? Ma a parte le domande cosmiche, ripeto: chi viene danneggiato veramente dall’accozzo (quello vero) se l’impresa è privata e legittimamente desidera delle risorse umane valide? Il lavoratore che non gode di pari opportunità certamente, ma gira che ti rigira soprattutto chi assume secondo criteri non razionali e basati sul valore.

Con chi me la devo prendere se vengo scavalcata da un Accozzolo? Con il padrone cattivo o con un sistema culturale che porterà quello economico alla disfatta, proseguendo su questa strada di favoritismi scemi, gerontocrazia, perpetuazione delle dinastie a prescindere, eccetera? Non c’è nulla da fare: come abbiamo detto altre volte, l’italiano è fatto così. Certo il mio settore è un po’ particolare: la mortalità è alta per i non accozzati (quelli accozzati possono anche scrivere bufale e rimanere dove sono), la paga di solito è a cottimo e anche a me è capitato di aver fatto una settimana di prova (a gratis), essere piaciuta molto e …essere scavalcata dal super raccomandato. E ambè? Dopo l’amarezza, fatti loro: magari la persona in questione è valida quanto me, se va bene; ma se va male, il danno è per l’azienda.

E il problema, ancora una volta, è culturale: sono gli italiani che badano di più alla raccomandazione che alla meritocrazia, senza capire che in questo modo il paese (e quindi anche la loro fabbrichetta, aziendina, impresuccia eccetera) non avanzerà mai, perché “l’ascensore sociale” rallenta: le nuove generazioni non avanzano nella cosiddetta “scala sociale” , nulla cambia rispetto ai tempi dei nostri genitori che erano invece “più avanti”, messi meglio economicamente e socialmente rispetto ai nostri nonni. Il sociologo dice che è colpa del costo del lavoro troppo alto, per cui l’imprenditore vuole delle “referenze” personali prima di rischiare una assunzione. La cosa mi lascia perplessa, perché poi spesso i referenziati non hanno quella “sete di sangue” che contraddistingue i non-Accozzoli i quali sanno di dover essere sempre tre volte più bravi degli altri.
E se sei una non-Accozzola laureata, coniugata e in età fertile quella sete è al CUBO!
AGGIORNAMENTO: mi piace pensare di poter legare i due post: poesia e accozzoli (o pseudo-tali). In più, ho appena capito di avere due inaspettate ore libere: e chi mi tiene più? ;-)dunque, ecco il mio cavallo di battaglia!

Pollice verde

Più che stare sulle spine
è come cercare di dormire
di non stare troppo scomodi
su un cactus, pianta grassa o carnivora
(e in più mi sono messa a dieta- diventando erbivora)
E’ tutto un paradosso,
uno scherzo bastardo
il mondo a rovescio
o meglio didietro
esattamente dove il cactus
sembra di averlo infilato.
(fine).

(la foto è di F.Sanna)

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