Non posso vivere senza.


L’ho sempre saputo, anzi è una cosa talmente innestata dentro di me che non mi sono nemmeno mai posta il problema. Non è possibile vivere senza libri, io credo.
Alla Fiera del Libro alla quale sono stata nel weekend ho sentito la seguente frase : “E’ diverso affrontare una disgrazia se si è letta la Yourcenar”. Mi ha colpita come un fulmine la profonda verità di questa frase, che riassume in sé quello che faticosamente cerco di spiegare ad Azzurro invitandolo a leggersi qualcuno di quei libri che vengono definiti “romanzi di formazione” (lui, essendo elettronico e non letterario dentro, preferisce i saggi e la manualistica). Di formazione perché formano, appunto, dandoti anche gli strumenti per capire, almeno un po’, cosa sta succedendo dentro e fuori di te, a qualunque età, in qualsiasi momento.
Parafrasando il concetto, possiamo dire che è diverso affrontare l’amore se si sono letti i grandi russi, Prevert o anche qualcosa della Deledda, è il bello della globalizzazione libraria ante-litteram. Guardi alla vita in modo differente dopo Memorie di Adriano o The Hours: non mi sembra poco. Capisci meglio l’amicizia dopo Due di Due di Andrea De Carlo, l’adolescenza e la tenerezza con Bellas Mariposas di Sergio Atzeni, la malinconia di Hikmet, l’allegria con la saga dei Malaussène di Pennac, la passione con Cime Tempestose. La cosa straordinaria è che ognuno di noi ha i libri della sua vita, ognuno dei quali corrisponde a uno (o più, di solito) di questi sentimenti. Potrebbe quasi quasi essere un meme, ma siccome così come credo al diritto di non leggere, credo anche al diritto di accollarsi un meme di propria spontanea volontà, sacrifico la mia curiosità e non “nomino” nessuno. La domanda, amici, è semplicemente: quali sono i libri della vostra vita e perchè?

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