L'indipendenza è una tendenza


E la mancanza è un’evidenza, almeno alle 6.30 del mattino mentre torni dall’aeroporto dove hai accompagnato il tuo Azzurro (nel senso di principe consorte della Regina, ovviamente). Arrivata a un’età veneranda, almeno rispetto agli sciami di (tardo) adolescenti con ombelico in vista e tacco a stiletto anche per andare a comprare il prezzemolo, vorrei fare qualche breve riflessione sulle donne emancipate. Termine che le caratterizza per la loro indipendenza dal maschio, ovviamente, mica per la loro identità personale a prescindere. Cioè sono moderne, libere, indipendenti appunto, in quanto possono prescindere dal loro compagno, stare tranquillamente senza di lui, anzi assaporare il dolce aroma dello stare per conto proprio, eccetera. Come mi è stato detto da donne insospettabili e anche sospettabili, “goditi questo periodo senza Azzurro tra i piedi”, “Ah, ora ti potrai dare alla pazza gioia, eh?”, “vedrai tantissimo le tue amiche, finalmente!”, un po’ come se il povero Azzurro fosse uno psicopatico Barbablù che mi tiene sottochiave o peggio (peggio, ve l’assicuro), uno di quegli inetti che non si sanno nemmeno infilare le calze da soli, figuriamoci farsi una pasta al burro. E come se non vedessi/sentissi le amiche/amici con una frequenza tale da aggiornare in tempo reale il mio foglio Excel mentale sui loro movimenti (e sentimenti), poverini. Come se non vedessi abbastanza gente (vabè). E dunque, visto che al momento soffro di una mancanza viscerale che si manifesta nelle cose più stupide e quotidiane, la mia conclusione è che nonostante le apparenze non sono affatto una donna indipendente, anzi sono un po’ come quelle casalinghe anni 50, sperdute senza il marito (ma sarà stato proprio così o erano semplicemente le antesignane di quelle che oggi non vedono l’ora di mostrare che desiderano liberarsi dal marito anche solo per un’ora, per riassaporare la libertà perduta?). Sono dipendente, ecco, se essere vergognosamente e poco femministicamente dipendente significa soffrire un po’ perché si va a letto da soli, perché non si apparecchia nel tavolo grande da settimane, perché non si fanno due chiacchiere che non sono come le chiacchiere normali (nel senso che sono fatte di parole, codici, immagini e modi di dire comuni ed esclusivi), o perché non si riposano un po’ le orecchie dal chiasso altrui, ma insieme (anche Azzurro ama il silenzio, per fortuna). Non parliamo poi dei bacini, che mi viene il malumore e sinceramente, visto che in teoria sarei una donna (pseudo) indipendente che deve sfangare la settimana e oggi è solo lunedì, non me lo posso proprio permettere.

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