Caro Diario


Quanto mi piacerebbe tenere di nuovo un diario. Ormai il buco temporale è troppo grande, sono anni che ho perduto questa sanissima abitudine che fa meglio di una improvvisa cucchiaiata di Nutella e costruisce una capacità di autoanalisi che salva la vita negli anni a venire. Il diario, ovvero lo specchio di noi stessi: gli egocentrici avranno finalmente qualcosa di interessante da leggere, ovvero il racconto di se stessi, i timidi riusciranno a dirsi apertamente e diffusamente cose che fino ad allora avevano solo sussurrato fra sé e sé, tutti svilupperanno una benedetta capacità di osservazione e si spera di autocritica. Amo il diario, che non è certamente il blog: quest’ultimo è la variante pubblica di se stessi, in cui ancora una volta cerchiamo di essere belli e simpatici, interessanti e arguti, almeno se si vuole farne una minima occasione di conoscenza e socialità. Il diario, che è solo nostro, è più sincero e utile, è la storia della nostra vita, che possiamo rileggere con tenerezza e talvolta con curiosità: sono davvero io quella? E soprattutto, sono ancora io? Guardo con un sorriso i miei diari di ragazzina, che sono arrivati fino a lambire l’età adulta, perché poi sono stata troppo occupata a vivere la vita piuttosto che a scriverla; e ringrazio il caso e la mia buona volontà di avere scritto quelle pagine, perchè senza di loro, e senza le buone letture, le lettere mie e quelle degli altri, non avrei imparato (o meglio: cominciato a imparare) a fare la cosa che mi piace di più al mondo: scrivere.

(la foto è di F.Sanna)

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