Il Club dei sogni infranti….o ancora intatti?


A cena con un’amica, qualche giorno fa, si parlava di impegno, studio, dedizione e sacrificio, responsabilità. Insomma, per farla breve, dell’ossessione moderna, il lavoro. Dalla conversazione ho tratto alcune conclusioni non concluse e domande ostinate, di quelle che anche se cerchi di ricacciarle indietro con la clava della razionalità, saltano fuori nel momento meno opportuno. Per esempio quando cerchi di prendere sonno.
Domande sui nostri vecchi sogni, sulle nostre aspirazioni ridimensionate, sulle normali delusioni quotidiane che però, sommate insieme e prese in considerazione in un momento di particolare stanchezza, possono aprire una ferita nell’anima. Perché se è vero che è necessario anzi indispensabile adattarsi alle contingenze, come la mettiamo con i progetti che avevamo dieci, cinque o anche un anno fa? Abbiamo insistito anche quando sembrava impossibile o ci siamo ritirati, in buon ordine o con rabbia, perché abbiamo capito che “non c’era trippa per gatti”? Siamo anche noi membri onorari del Club dei Sogni Infranti? abbiamo cioè studiato, o lavorato, per anni per raggiungere un obiettivo che credevamo sarebbe stato frutto dell’impegno e del sacrificio e ci ritroviamo ad essere sorpassati dal primo Accozzolo o, ancora peggio forse, a capire che in molti casi ad essere decisivi e determinanti non sono l’impegno e la volontà ma il puro caso, il destino o la banale fortuna…? E a questo punto, che fare? Accettare quel che il destino passa, fosse anche una vita ai saldi, o insistere, e resistere, a prezzo di acidità di stomaco e comunque sempre sottoposti alla possibilità che alla fine il risultato non lo si ottenga comunque? La risposta, ovviamente, non la conosco: ma come dice Ligabue, insomma, "non si può sempre perdere”.

(la foto è di F.Sanna)

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